La via della comprensione passa per la poesia

Cosa può dare la poesia all’Uomo contemporaneo?

Più il tempo passa e più mi convinco che non si tratti di un’utopia: la poesia come linguaggio di cui il presente necessita, la poesia come via privilegiata per raccontare la nostra epoca e l’uomo contemporaneo.

Può sembrare un’assurdità ritenere che il fare poetico sia adatto, più di ogni altra modalità espressiva, a cogliere il nostro tempo, un tempo che è stato definito “liquido”, una realtà che appare “complessa” e impersonale e in cui si dibatte un soggetto manipolabile, scisso da qualsiasi riferimento e valore. Eppure, in un tempo come il nostro, dominato dalla tecnica e dai suoi risvolti che hanno ormai invaso la quotidianità, si annida la necessità della poesia.


Heinrich Heine e la Musa della poesia, dipinto di Georges Moreau De Tours (Fine XIX sec.)

Il progresso tecnologico si configura come inarrestabile e smisurato ma, proprio dinanzi a questo trionfo della ragione e dei suoi artefatti, l’uomo si ritrova solo, barcollante, fragile, incerto, incapace di fronteggiare un mondo che gli sfugge di mano. I rapporti si sgretolano, lasciando spazio a un cinismo che ci rende tutti sfiduciati, impauriti da chi ci sta accanto prima ancora che dai diversi.

Il benessere ci ha permesso di scordare, per un poco almeno, la fragilità di cui siamo fatti e l’orizzonte della morte, riempiendoci di beni di consumo che cambiamo alla velocità della luce.

Ma qualcosa manca. Qualcosa, lo sa bene l’uomo dei nostri giorni, sfugge. Ed è in questa fenditura e nell’insoddisfazione latente che dilaga che la poesia fa la sua comparsa, capovolgendo la logica dominante e facendo riaffiorare una possibilità di salvezza; la stessa salvezza che un tempo dimorava nella solidarietà dei più poveri, la stessa salvezza che le nostre società contadine si erano costruite attraverso la tradizione orale, con cui si tramandava il sapere, e attraverso una fede ancora radicata nel soprannaturale.

La poesia riporta dinanzi agli occhi dell’uomo di oggi – che non vuole guardare in faccia la verità su se stesso, anzitutto – l’essenza della vita (la sua fragilità, la limitatezza del tempo che abbiamo a disposizione e che dovrebbe spingerci ad aver cura di ciò che conta, anziché bruciarlo e gettarlo via), rivelando la falsità del delirio di onnipotenza che ci pervade, illudendoci, attraverso il benessere, che l’egoismo sia realizzazione e di poter dimenticare la nostra natura propriamente umana.

La poesia costituisce la risposta al bisogno innato di verità che ciascuno possiede in sé, pur avendolo occultato e, ancor più, in una realtà che spinge a una costante superficialità.


Nicolas Poussin, L’Ispirazione del Poeta, 1628-1629, olio su tela, cm 184 X 214. Parigi Musée du Louvre

Il linguaggio poetico infatti spezza la logica delle immagini e costringe a retrocedere, risalendo al momento originario in cui l’uomo si trovò a dare i nomi alle cose del mondo. L’evoluzione tecnologica ha riportato gli individui all’età primitiva, benché le nostre società si evolvano, e lo si vede se analizziamo la condizione emotiva dei soggetti contemporanei e quella politica globale.

Rieducare all’emotività, o meglio, ai sentimenti e alla capacità di costruirli e sentirli, sapendoli esprimere e comprendere negli altri: ecco il compito che spetta oggi alla poesia. Rieducare a quel sentire che è frutto non di istintivi piaceri momentanei, ma di una scelta costruttiva che è definibile come “empatia” e che, sola, può liberare l’uomo dalla solitudine in cui è precipitato.


Libertà della Poesia, Pio Fedi, 1870-1883, Basilica di Santa Croce, Firenze.

Per i greci il poeta era “un invasato”: etimologicamente un dio abitava in lui. E – come scriverà Heidegger – il poeta è colui che accoglie in sé l’essere, per lasciarlo parlare attraverso i propri versi, che sanno dire anche non dicendo. La poesia è la strada del risveglio, che non dimora negli orientalismi oggi alla moda, né in una fede fanatica, ma in una riappropriazione del linguaggio come via di conoscenza di se stessi e della verità delle cose, passando attraverso ciò che la parola sa dire e giungendo a quel di più a cui allude e che non sa racchiudere.

La poesia è una scala, come la parola, verso una maggior e autentica comprensione della vita e di noi stessi. Un compito – quello di comprendere davvero – da cui non possiamo fuggire.

Lucrezia Lombardo

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