Andromaca da Euripide – Tanella di Pitagora, Cortona, 14 luglio 2019

Il canto del grillo è composto da una sola nota ripetuta all’infinito.

Una casuale e fortuita colonna sonora che ha accompagnato Andromaca da Euripide, uno spettacolo di Massimiliano Civica e I Sacchi di Sabbia, messo in scena nel sito archeologico della Tanella di Pitagora a Cortona.

Complice la luce della luna, con la singolare proprietà terapeutica di cicatrizzare le amputazioni delle piante e forse anche quelle degli esseri umani.

Nello spazio, intimo e campestre, si svela la missione che ogni personaggio è chiamato a compiere. Col passare del tempo però, lo spettatore capirà che nessuno dei protagonisti è capace di decidere per sé. Tutto infatti è demandato al ritorno di Neottolemo che era in viaggio al tempio di Apollo. La sua sorte si saprà solo nell’esodo di questa tragedia anomala, attraverso il racconto di un messaggero/cronista.

Lo spettacolo si apre con il prologo affidato alla fedele ancella di Andromaca, ciarliera e pettegola. Nutre il pubblico con ogni genere di commento da comare di paese, burlesco e tagliente. Una figura calda come la voce del popolo, che, avendo vissuto spalla a spalla con Andromaca, ne ricostruisce le vicende, con dolcezza, scontrosità, battute da bar sport e una sorta di saggezza felina.

È lei il corifeo, preziosa come le api, che attraverso aneddoti degni di una telenovela messicana descrive minuziosamente le relazioni tra tutti i personaggi.

Ciò che colpisce di Andromaca è il focus tematico attualissimo sulle donne che si perseguitano illogicamente a vicenda; sono le donne, infatti, che pronunciano le peggiori condanne sulle donne. Le parole sono così brutali da risultare esilaranti. Si ride, si ride di pancia.

Il pubblico è costretto ad ammettere che dopo aver riso degli altri, il passo successivo, forse, è ridere di se stessi.

Ermione, figlia di Menelao e sposa di Neottolemo, è una principessina sguaiata come una vajassa che non sopporta la presenza di Andromaca, bottino di guerra del marito. Ma in quest’opera poco conta l’estrazione sociale dei personaggi. Hanno tutti lo stesso abito, come a significare che si parla “solo” di esseri umani, che nascono, vivono e muoiono.

La persistenza delle grandi domande, del chi siamo? e da dove veniamo? ci avvicina emotivamente a questa tragedia, dove tutti si dimostrano in grado di accettare i pensieri più preoccupanti e procrastinano i dubbi e le difficoltà come fossero sdraiati nel lettino di uno psicanalista.

Sì, Andromaca è una bellissima seduta di gruppo, dove sia gli uomini che le donne esplorano la natura ossessiva dell’amore con feroce ironia.

Una malattia incurabile.

I personaggi vanno e vengono accompagnati dalla melodia di Over the Rainbow, come a voler dire che in fondo resta comunque la speranza, o forse l’illusione, che qualcosa di bello ci attenda.

Sullo sfondo la città di Ftia che cambia colore, e il tempio di Teti che altro non è che una madonna feticcio che allenta l’ansia e consola gli animi.

Gea Testi

Andromaca da Euripide • Uno spettacolo di Massimiliano Civica e I Sacchi di Sabbia con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano • Teatro Archeologico a cura di RumorBianc(O) nei siti archeologici del MAEC

Foto di Gaetano Poccetti – Cortona Photo Academy

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