Penso spesso alle storie. Non a delle storie in particolare, intendo proprio a cosa è una storia e all’atto del raccontare. Prendiamo ad esempio i modi di raccontare: ci sono le parole, che possono essere lette o ascoltate. Ci sono le immagini: alcune che fanno vibrare il nervo ottico e altre che si insinuano piano piano sotto la cornea. Ci sono il canto e la musica, che confortano l’uomo dall’alba dei tempi e forse anche da prima. Ci sono le derivate e gli integrali matematici, come quella che Hawking ha sempre cercato: «… una sola formula in grado di descrivere l’intero Universo».  Potrei andare avanti per ore, ripercorrendo la storia di tutte le arti umane che si sono evolute nel corso dei secoli. Queste sono tutte storie, significati che si mescolano e sovrappongono e che ci cambiano fin da bambini, dandoci la forma che prenderà consistenza nell’età adulta.

Potrebbe sembrarvi che quello che ho appena scritto c’entri poco con lo spettacolo KANU,  vincitore del premio In – box dal vivo 2019 prodotto dall’Associazione Piccoli Idilli e presentato il 6 ottobre alla quarta edizione del Festival dello Spettatore in condivisione con il Festival Meno Alti dei Pinguini. KANU narra la nascita del fiume Niger, partendo da premesse alquanto bizzarre.

Se ho stimolato la vostra curiosità ne sono felice, ma preferirei che lo andaste a vedere a teatro, perché non vi racconterò la trama.

La storia che è stata raccontata è una storia d’amore; niente principesse da salvare o mostri da sconfiggere. Solo amore, e pure tanto.  Abnegazione per l’altro, sacrificio ed empatia. E tanta, tanta musica e tanti canti in lingue che non conosco ma che sento profondamente mie. In un teatro gremito di bambini che erano davvero meno alti di un pinguino, ho percepito la gioia di vivere e la consapevolezza che le storie come questa, per quanto possano venire bistrattate e considerate inutili hanno un grande valore: aiutano a non diventare cinici e stanchi. Una storia come quella di KANU per me è ossigeno puro che permette al sangue di scorrere più velocemente fino al cervello per rischiararlo dalle nuvole che lo incupiscono.

Vorrei concludere con due citazioni che racchiudono il senso di quello che ho provato, sperando di averlo restituito anche a voi:

«Il cammino nella foresta non è mai troppo lungo quando si va verso la persona che si ama».

KANU

 

 

«Per quelli che hanno una certezza
una certezza dentro di loro
che non è peccato
essere felici di essere vivi»

-Bruce Springsteen, Badlands-

 

Alessandra Bracciali

 

foto di Mara Giammattei

 

 

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