Intervista a Jacopo Bucciantini

Avanguardia: parola nata per definire il reparto che, in una battaglia, precede le truppe in movimento. Nella storia dell’arte e della letteratura il termine avanguardia è stato invece  utilizzato per identificare quei movimenti che hanno portato avanti una sperimentazione di modalità espressive che ci influenza ancora oggi. Oggi l’avanguardia ha sede a Castiglion Fiorentino, con un nome che fatica a essere dimenticato: L’Ulcera del Signor Wilson. Dal 2016 quest’associazione no-profit crea e diffonde vari progetti di divulgazione culturale, tra cui una rivista quadrimestrale gratuita in italiano e inglese, cortometraggi, festival, mostre, convegni e laboratori.

Ho il piacere di riportarvi qui la chiacchierata fatta con il presidente dell’associazione, Jacopo Bucciantini. Voglio ricordarvi inoltre che durante l’Arezzo Crowd Festival i ragazzi dell’Ulcera saranno presenti all’incontro letterario del 2 giugno all’Informagiovani di Arezzo e accompagneranno musicalmente gli aperitivi letterari che si svolgeranno al locale La Clandestina. Non perdeteveli!

Logo dell’Associazione

I ragazzi che gestiscono la vostra associazione sono tanti e tutti con interessi diversi. Quale credi che possa essere però un filo conduttore che vi unisce tutti?

In maniera più generale mi viene da dire l’arte, come si vede dai vari progetti che creiamo. La colonna vertebrale dell’associazione però è sempre  stata la musica: inizialmente eravamo un collettivo di musicisti della Valdichiana e ci siamo riuniti con l’intento di divulgare delle attività che noi portavamo avanti anche singolarmente. Ufficialmente l’associazione nasce nel 2016, ma due anni prima siamo nati come radio, presso la ormai defunta Groove Radio. Eravamo solo in tre all’inizio, però abbiamo iniziato a porre le fondamenta dell’Associazione.  Dopo il fallimento della Radio, abbiamo ideato la rivista che ancora oggi la sostituisce. Le finalità principali sono la divulgazione culturale e la creazione di eventi come concerti, festival, performances, etc…

Un obiettivo fondamentale che ci lega è la difesa di un certo tipo di arte e di cultura, di tipo avanguardistico. Abbiamo notato infatti che altre associazioni culturali, magari con un’età media superiore alla nostra, difendono un aspetto sicuramente più tradizionale dell’arte, direi anche folkloristico. L’arte però non può guardare solo al passato, alla tradizione. L’etimologia stessa della parola latina tradere contiene l’idea di trascinamento verso il futuro, ed è quello che vogliamo fare noi.  Noi però non vogliamo porci in contrapposizione, semmai in parallelo, lavorare collateralmente insieme a chi propone un’idea anche diversa dalla nostra.

Citando testualmente il vostro statuto, uno dei vostri obiettivi è quello di plasmare il territorio. Cos’è che mancava prima che ha fatto nascere quest’esigenza?

Laboratori di performance

L’esigenza che noi per primi abbiamo sempre sentito  e che volevamo rendere realtà è quella di creare spazi dove gli artisti sia locali che non potessero esprimersi in completa libertà. Spesso nei nostri territori c’è una forte diffidenza verso chi tenta di creare qualcosa di nuovo dal punto di vista artistico. Creare dei luoghi  per individui con una certa apertura mentale permette agli artisti di fare rete ed imporsi in maniera più incisiva quando si tratta di proporre i loro progetti.

Noi nello specifico abbiamo collaborato con l’Università di Siena per dei laboratori, realizzato delle attività all’interno del Parco della Creatività e ultimamente abbiamo preso in carico uno spazio del Palazzo Pretorio di Castiglion Fiorentino. Lì abbiamo creato il Cantiere7, un’area adibita a proiezioni cinematografiche. Infine abbiamo realizzato il NUNC (ndr: Nucleo Non Convenzionale.)  Per quest’ultimo abbiamo collaborato con l’Associazione PopOpera e abbiamo trasformato uno stanzone abbandonato in uno spazio poliedrico adibito tra le altre cose al Teatro di Performance.

La stessa sede in cui ci incontriamo è uno spazio polifunzionale di cui usufruiscono tantissimi artisti, disponiamo infatti di uno studio di registrazione e uno fotografico di tutto rispetto.

Pensando al percorso che finora siete riusciti a portare avanti, quali sono state le difficoltà che finora avete incontrato? Com’è stata la risposta del territorio?

Credo che al punto in cui siamo arrivati possiamo considerarci a pieno titolo uno dei punti di riferimento per la cultura della Val di Chiana, infatti collaboriamo attivamente con moltissime istituzioni locali, come i Comuni di Castiglion Fiorentino, Cortona, Foiano, Marciano della Chiana e la Provincia di Arezzo.

La rivista dell’Associazione

Questo è un traguardo che abbiamo raggiunto dopo tre anni di duro lavoro e fatiche mirate a guadagnare credibilità nel territorio. Spesso infatti può succedere che un’associazione di membri over 40 ottenga più credito istituzionale e quindi possibilità di lavorare anche se non ha particolari meriti. Noi che di media abbiamo 22 anni abbiamo dovuto faticare il doppio per imporci come realtà seria e professionale, perché c’era sempre il pregiudizio che i nostri progetti fossero qualcosa di campato in aria.  

Alla fine però siamo stati ricompensati, perché le istituzioni con noi si sono comportate veramente bene. È stato più difficile collaborare con altre realtà associative, con le quali invece dovrebbe essere più semplice: rimborsi spese mai arrivati o anche peggio. Un paio di anni fa, durante delle performance che avevamo organizzato, un associato di un’altra realtà è venuto a minacciarci di farci del male fisicamente se non ce ne andavamo, perché sosteneva che le nostre attività togliessero visibilità alla sua mostra.

Queste però sono piccole difficoltà in confronto alle collaborazioni veramente positive come ad esempio quella con Officine Montecristo, con il Parco della Creatività, con l’Università di Siena e i Comuni vari. In linea di massima noi poi non ci siamo mai fatti scoraggiare e questo ha davvero fatto la differenza.

Secondo te, c’è qualcosa che ancora manca al vostro progetto?

Ovviamente ci sono tante cose che vanno aggiustate, l’auto miglioramento è una delle principali turbine che ci spingono ad andare avanti. Direi che ci manca ancora un po’ di personale, siamo circa trenta, ma vorremmo essere molti di più.

La cosa più importante che ancora secondo me non è presente non solo nella nostra associazione, ma in tutte le realtà di questo tipo e nel pubblico che ne usufruisce, è maggiore consapevolezza su cosa sia l’arte. Spesso quando si domanda che cosa siano l’arte o la cultura non si ottiene mai una risposta. Attraverso i progetti che portiamo avanti, anche con i ragazzi delle scuole superiori, vogliamo incidere su questa questione e capire quale sia la visione dei giovanissimi.

Una cosa sicuramente l’abbiamo capita: affinché un progetto funzioni è fondamentale l’apporto non solo di chi li idea ma anche di chi partecipa. Crediamo che ci debba essere una maggiore responsabilizzazione e meno unilateralità.

Ora una domanda per voi Ulceriani. Io mi immagino una situazione tipo. Vi vedo, magari a cena in famiglia, mentre parlate dei vostri progetti ai genitori che, dopo avervi squadrati vi dicono: sì, sì, bello. Ma poi che andrete a combinare dopo?

Sì, ci è capitato. Però credo che siamo riusciti a dimostrare che l’Ulcera funziona. Ad esempio abbiamo vinto bandi cinquanta/sessantamila euro. Sicuramente non sono grandi come quelli europei da qualche milione di euro, però ci hanno permesso di fare tanto. Penso al materiale professionale comprato, alla possibilità di dare rimborsi spese a chi collabora con noi e via dicendo…

Abbiamo dimostrato quindi che il settore culturale offre delle possibilità di sviluppo a livello economico. Noi ovviamente rimarremo sempre un’associazione senza fini di lucro, la nostra rivista ad esempio è distribuita gratuitamente. Il nostro scopo non è guadagnare sulla divulgazione delle nostre idee, però vogliamo anche che creare delle opportunità lavorative per chi condivide i valori del nostro progetto. Siamo arrivati ad un punto in cui le istituzioni ci finanziano per gestire gli spazi del territorio  e creare nuovi eventi.  Inoltre il nostro bilancio non è mai in rosso e un passo futuro che a breve vorremmo fare è iniziare a stipendiare i nostri collaboratori, una volta diventati Associazione Culturale con dipendenti.

Possiamo quindi dire che con la cultura si mangia?

Direi proprio di sì.

Alessandra Bracciali

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