Intervista a Cinzia Corazzesi

Ormai manca veramente pochissimo all’Arezzo Crowd Festival e noi dalla redazione del nostro blog saremo pronti e scattanti come gazzelle per documentare l’evento nei minimi dettagli. Inoltre, fino al 29 maggio vi racconteremo delle eccellenze aretine (teatrali e non) che ci hanno sostenuto nel viaggio incredibile che abbiamo intrapreso nell’ultimo anno.

Oggi in particolare ho il piacere di condividere con voi l’incontro con Cinzia Corazzesi, attrice e insegnante all’interno del gruppo Nata Teatro, che da più di trent’anni porta spettacoli di qualità nel territorio della provincia ed in particolare in quello del Casentino.

Ciao Cinzia e grazie per mille per la tua disponibilità. Per iniziare, potresti parlarci del tuo percorso come attrice e del tuo ruolo all’interno di Nata Teatro?

Ho iniziato il mio percorso come studentessa di un master europeo. Si chiamava “Il mestiere del burattinaio” ed era sostenuto da Arrivano dal mare!, associazione promotrice dell’omonimo festival di Teatro di Figura che al tempo si trovava a Cervia. A Nata invece ho iniziato a lavorare a fine 2008. Conoscevo già il direttore artistico che ho rincontrato a Cervia durante il festival e lui mi ha chiesto di lavorare con loro. Dopo pochissimo tempo sono diventata insegnante nel corso di teatro per ragazzi che gestiamo al Teatro Dovizi di Bibbiena. Insieme a questo, col tempo si è intensificato il mio lavoro come attrice all’interno delle varie produzioni.

Come considerate il rapporto di Nata con le autorità locali?

Nata lavora con le istituzioni del Casentino da circa trent’anni e abbiamo sempre ricevuto stima e affetto, in particolare dal Comune di Bibbiena. Ovviamente, dato che si sono susseguite tante amministrazioni, gli alti e bassi ci sono stati; magari c’è chi è più sensibile alle nostre questioni e chi meno, però il supporto non è mai mancato. Con l’ex Comunità Montana (ndr: oggi Unione dei Comuni), un po’ i rapporti sono cambiati.

Se negli anni Novanta gli eventi e la cultura erano una cosa fondamentale, adesso lo sono molto meno. Tant’è vero che prima loro stessi organizzavano il Festival Pievi e Castelli in Musica, che aveva più di trent’anni di storia e ora è andato pian piano scomparendo. Si capisce quindi che le priorità sono cambiate, come del resto sono cambiati i tempi.

Visto che andiamo verso l’estate, vorrei chiederti se potresti parlarci di uno dei fiori all’occhiello di Nata, ovvero la rassegna del Teatro del Fiume. Qualche piccola anticipazione?

È una rassegna che ormai portiamo avanti da molto tempo, quest’anno ci sarà la sedicesima edizione e in questo periodo stiamo lavorando per mettere insieme date e spettacoli. Molto probabilmente ce ne sarà anche uno di nostra produzione, con alcuni allievi dei comuni di Subbiano e Capolona con i quali stiamo portando avanti un lavoro su Frida Khalo.

Andando nello specifico, il Teatro del Fiume è un festival itinerante molto legato ai Comuni: ognuno di questi occupa una o due date, magari in collaborazione con le pro-loco. Ancora non abbiamo il calendario specifico, ma probabilmente partiremo a fine giugno e concluderemo a fine agosto con un totale di dodici/tredici date totali.

Il Teatro del Fiume non è solo un festival di teatro per ragazzi: gli spettacoli sono vari, trattano sempre molti temi. Oltre al teatro per ragazzi, mettiamo in scena opere di impegno civile e concerti.

edizione Estate 2018

È un’occasione per portare degli spettacoli nelle frazioni più piccole che altrimenti non arriverebbero.

Esattamente! Per questo infatti è fondamentale il grande lavoro di rete che svolgiamo con le varie pro-loco, cercando di portare il teatro dove ci sono le persone, anche negli spazi aperti come le piazze locali. La missione di Nata è proprio questa: vogliamo di nutrirci di tutti i teatri possibili ed in tutti i luoghi possibili.

Il nostro direttore artistico dice spesso infatti di sentirsi un eroe (ndr: sorride), proprio perché è riuscito a portare il teatro dove prima il teatro non c’era. Ovviamente poi ci impegniamo a diffondere lavori di qualità: chi abita in una frazione non deve accontentarsi dello “spettacolino”, solo perché abita lì.

Avendo parlato di teatro per ragazzi mi viene spontaneo chiederti: in che modo andare a teatro fin da piccoli forma gli adulti di domani?

Io spero nel modo migliore, che li metta in condizione di essere gli spettatori migliori possibili. Il teatro è un mezzo fondamentale per poter abituare da subito i ragazzi al bello, al pensiero critico e anche al non essere indifferenti. Come detto prima noi ci battiamo molto per poter portare nelle nostre comunità spettacoli di impegno civile. Oltre a formare il pubblico di domani per noi è davvero importante poter lasciare un messaggio. 

Gli spettacoli per ragazzi sono un veicolo importante poi anche per le famiglie. I genitori che non sono mai andati a teatro e si trovano coinvolti in uno spettacolo pensato per i loro figli magari scoprono che gli piace e iniziano ad andarci pure loro. La scuola è fondamentale per questo, è una risorsa da sfruttare appieno perché permette di arrivare veramente a tutti. Noi crediamo che il teatro possa essere un sostegno importante alla didattica. Ci sono molti insegnanti della provincia che periodicamente ci comunicano su cosa stanno lavorando e ci chiedono di aiutarli a scegliere cosa è meglio vedere per i loro alunni.

Prima mi hai raccontato di aver lavorato nel teatro di figura. Per il grande pubblico questo è sicuramente un genere di serie B. In cosa credi che invece possa sorprendere?

Il mio pensiero è che questa sia assolutamente una tradizione da salvaguardare. È un linguaggio che nasconde al suo interno una grande forma artistica, grande professionalità e grandi talenti. Un animatore di figura ha una formazione pari sicuramente a quella dei grandi attori. Io dico da sempre che un bravo animatore di teatro di figura non può non essere un bravo attore. Quello che vedo è che dove c’è un buon attore e una buona sensibilità artistica sicuramente c’è un’opera di qualità. Inoltre è un’arte estremamente varia, che comprende tanti sottogeneri: c’è il teatro dei burattini, il teatro su nero, il teatro delle ombre e molto altro.

Forse se le istituzioni si impegnassero a valorizzare i talenti ovunque in questo ambito, magari questo genere verrebbe percepito in maniera diversa anche dal pubblico.

Senz’altro! In realtà c’è un movimento a livello nazionale che si chiama ATF (ndr: Associazione Teatri di Figura) che è improntato alla formazione di carattere istituzionale. Noi come Nata siamo parte dell’ATF e cerchiamo insieme ad altre compagnie di sostenere progetti formazione per gli artisti.

C’è davvero tanto da imparare, anche da altri paesi. Ad esempio, nell’Est Europa il teatro su nero è un genere di punta, mentre in Italia sono in pochi a farlo bene. Sono meccanismi complessi che richiedono impegno, talento e tante idee. Servono contatti con le grandi strutture e con i grandi maestri.

esempio di teatro su nero

Un tuo ricordo personale come animatrice di teatro di figura?

Ricordo benissimo un episodio, quando ancora studiavo a Cervia. D’estate con il mio gruppo di amici avevamo una piccola compagnia e giravamo per i luoghi balneari del posto. Una sera mi ero messa d’accordo con l’amministrazione per mettere su un piccolo spettacolo di burattini nel centro storico. Tra i bambini che avevano assistito me ne ricordo uno in particolare. Forse aveva origini arabe, nessuno della sua famiglia parlava bene italiano. A fine spettacolo si avvicina guardandomi con degli occhioni dolcissimi e quando gli chiedo se gli era piaciuto lo spettacolo mi risponde con un sì tenerissimo.

Il giorno dopo ero in spiaggia, stavo camminando sulla passeggiata del lungomare. All’improvviso sento questa cosina piccola piccola che mi acchiappa le gambe. Era sempre lui che per strada mi aveva riconosciuta dalla sera prima. Ne ho tante di storie così, ma quando sei all’inizio è davvero significativo, perché ti dà una spinta enorme per andare avanti.

Ci puoi dare qualche piccola anticipazione sullo spettacolo che porterete durante la prima giornata dell’Arezzo Crowd Festival?

S’intitola Acqua Matta e lo abbiamo portato per la prima volta al pubblico nel 2011. È uno spettacolo di teatro di burattini in baracca, quindi con una tecnica unica nel suo genere e di tradizione. È una storia di impegno civile che continua a essere estremamente attuale. Infatti, il 21 marzo scorso, in occasione della giornata mondiale dell’acqua, abbiamo partecipato a un’iniziativa del comune di Rassina insieme ai ragazzi delle scuole. Dopo lo spettacolo c’è stato anche il dibattito ed è stata davvero un’esperienza che ricordo con piacere.  È in questi momenti che si capisce davvero che c’è la possibilità di incidere sul cittadino di domani quando andrà a fare parte della società.

Cinzia, io ti ringrazio e ti faccio un enorme in bocca al lupo per il vostro spettacolo e vi aspetto all’Arezzo Crowd Festival!

Crepi e grazie mille! Ci vediamo al Festival!

Alessandra Braccial

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