17 marzo 2019, Primo compleanno della sede di Officine Montecristo

Dopo tanti mesi di lavoro c’è bisogno di staccare da tutto, è normale voler recuperare le energie quando hai dedicato anima e corpo ad un progetto in cui hai sempre creduto e per cui hai dato il massimo.

 È quello che abbiamo deciso di fare noi dell’Arezzo Crowd Festival domenica 17 marzo, in occasione del primo compleanno della sede di Officine Montecristo, tirata a lucido per l’occasione. Abbiamo affisso pannelli nuovi alle pareti con tutte le novità del Festival e stampato e rilegato il blog in modo che tutti lo potessero consultare, per lo meno durante i pochi momenti in cui non lo avevo in mano io (accarezzandolo neanche fossi Gollum con l’Anello del Potere).

Non posso non ringraziare a nome di tutti gli organizzatori e degli ospiti Gianni Randellini che, dalla sua La Bottegaccia del Randello, ha offerto un toscanissimo buffet di affettati, crostini e porchetta squisiti.

Una menzione speciale va ovviamente al nostro Presidente Giovanni Firpo che tra un discorso motivazionale e un soave incitamento a fare un’offerta per le ricompense rimaste del crowdfunding (incitamento che peraltro vi faccio pure io), ci ha dato la possibilità di passare una giornata spensierata tutti assieme e di vedere sempre di più il frutto del nostro lavoro concretizzato. 

Detto questo, onestamente mi sento un po’ in difficoltà a parlare di questa festa facendovi un semplice elenco di quello che è successo, quasi come se fosse una cronaca. Da che mondo è mondo le feste si vivono, sia che si stia in disparte o al centro dell’attenzione generale. Parlarne fa un po’ perdere la magia del ricordo vivido; però il mio compito è riportarvi quello che è stato, quindi cercherò di catturarne l’essenza.

Il nome del nostro festival ha preso vita: mi sono trovata in mezzo al crowd  che abbiamo sempre nominato da un anno a questa parte. La sede di Officine era piena di persone, la maggior parte di queste non avevo idea di chi fossero. Tutti parlavano con tutti di qualsiasi cosa, ridevano, mangiavano, bevevano e ridevano di nuovo. Perfino io che (da sobria) nella vita non sono mai stata una gran campionessa nelle chiacchiere con sconosciuti, mi sono ritrovata a parlare piacevolmente con persone che non avevo mai visto prima e questa, ve l’assicuro, per me è una conquista enorme.  

Mentre osservavo le foto delle riunioni passate e gli articoli su di noi fatti dai quotidiani di Arezzo, mi è venuto da pensare ad una frase che Giovanni mi disse un po’ di tempo fa. Andavamo in giro per Arezzo a chiedere premi per la cena che avremmo fatto il 28 giugno a Casale di Pieve a Quarto e parlavamo di come far diventare il festival un appuntamento imperdibile per la nostra città.  Giovanni  a quel punto se ne uscì con: “vedi Ale, il fatto è che questo festival non esiste ancora nella testa delle persone, siamo noi a dover fare capire agli altri cosa può portare di nuovo”.

Ovviamente io dopo una cosa del genere mi sono sentita un incrocio tra Steve Jobs, Indiana Jones e una  Dora l’Esploratrice che ce l’ha fatta.

Ora invece, passati  i mesi, gli incontri ed anche la festa, direi che mi sento solo più cresciuta.

Dato che ora non ho nessuna intenzione di chiudere un articolo con la frase smielata di circostanza rimarco quello che ho detto prima: chiunque non avesse donato durante il crowdfunding e si sta strappando i capelli perché brama un item very cool dell’Arezzo Crowd Festival, ci contatti in qualsiasi canale social, noi saremo felici di accontentarvi.

Alessandra Bracciali

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