Intervista a Francesca Sarteanesi

 

Il 27 febbraio è andato in scena al teatro Pietro Aretino Bella Bestia di e con Francesca Sarteanesi e Luisa Bosi. Lo spettacolo, prodotto da Officine della Cultura è stato presentato all’interno della rassegna Z Generation meets Theatre che si occupa di promuovere la cultura teatrale attraverso spettacoli che, per i loro temi i loro linguaggi, possano parlare alle giovani generazioni.

Buongiorno Francesca. Per iniziare la nostra conversazione, vorrei chiederti di parlare del processo artistico che ha portato te e Luisa alla creazione di Bella Bestia.

© Ilaria Costanzo

Io e Luisa siamo due attrici che nascono con percorsi differenti. Io con la compagnia Gli Omini, lei invece lavora con la compagnia MurmurisCi siamo conosciute per vie lavorative e in seguito è nata un’amicizia che ci lega ancora oggi. Ci siamo dette spesso «faremo uno spettacolo insieme», ma prima di Bella Bestia non avevamo ancora trovato l’occasione giusta e il motivo giusto. L’anno scorso quest’occasione è arrivata e abbiamo avuto modo di scrivere uno spettacolo un po’ più potente rispetto alle altre idee che avevamo avuto in precedenza.  Abbiamo messo in evidenza due momenti che stavamo passando nella nostra vita privata e da questi siamo partite per costruire un dialogo a quattro mani. Entrambi i personaggi sono bloccati da un problema, da una situazione che devono risolvere. Il dialogo è scritto in modo che questo sblocco non avvenga mai, anzi: le protagoniste sollevano ancora più dubbi e problemi di quelli che avevano prima. È un dialogo molto serrato dove non c’è tregua, non c’è mai pace.

Come tutti gli spettacoli che partono da esperienze autobiografiche, anche questo ha corso il rischio di essere un po’ autoreferenziale. Abbiamo cercato in tutti i modi di non far accadere questa cosa, perché il nostro scopo era quello di creare uno spettacolo che potesse parlare a tutti.

Per entrare più nel dettaglio, la notizia di una malattia è uno dei fattori scatenanti di questo dialogo. L’altro invece è una fissazione, un pensiero che viene trasformato lentamente in un piccolo incubo; sembra infatti che le protagoniste facciano a gara a chi sta peggio.

«La Bella Bestia un giorno arriva e si piazza lì». Così inizia la presentazione del vostro spettacolo.  La Bella Bestia arriva per tutti? È un elemento proprio della natura umana?

Non è detto. Per come sono io sì, arriva, e ne arrivano di più di Belle Bestie. All’inizio ti ci affezioni: è come se fosse un animalino dolce a cui vuoi bene e che porti a casa con te. Un bel giorno però si rivolta e ti porta via una mano, ma tu con l’altra continui ad accarezzarlo, come è scritto nella descrizione dello spettacolo. Capita spesso di affezionarsi a un sentimento come quello del dolore e rifugiarcisi dentro per sfuggire dal mondo esterno. Il dolore e la malinconia sono sentimenti a cui è facile abbandonarsi;  si fa molta più fatica a lasciarli andare via, pur magari avendo la soluzione ai nostri problemi.

© Ilaria Costanzo

Quindi si può dire che la Bella Bestia alla fine arrivi sempre. Magari è diversa la percezione che se ne ha da persona a persona?

Certo. All’improvviso una Bella Bestia si impone sulle altre e non puoi fare a meno di evitarla. Dal momento in cui la noti inizia la tua relazione con lei. Bella Bestia è appunto un modo di dire per definire qualcosa di indomabile, oppure per qualcosa che ami ma che non funziona. È qualcosa che non riesci a tenere a bada, è la Bella Bestia che doma l’esistenza.

In che modo questo spettacolo parla alla Z Generation?

Penso che i ragazzi che verranno troveranno degli  elementi che li riguardano e che sono appunto propri dell’adolescenza. Questi aspetti  poi rischiano di trasformarsi in Belle Bestie nell’età adulta. Credo che, in ogni caso, possa parlare a fasce d’età ben diverse perché utilizza un linguaggio molto semplice. Spero che permetta di trattare anche alcune tematiche in maniera prudente ma anche leggera, magari provocando una piccola risata, anche se il contesto non lo richiederebbe.

Grazie mille per questa chiacchierata Francesca, a presto!

Alessandra Bracciali

 

 

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