Una chiacchierata con Simona Rizzo (Carovana Gipsy Lab) e Giacomo Furibondi (Quokka Pub e Caffè)

Avete presente l’animale più felice del mondo? Il marsupiale australiano protagonista (o vittima) di centinaia di selfie a causa del suo buffo sorriso spontaneo? Purtroppo ad Arezzo ne abbiamo uno solo, ma ci sorride lo stesso dall’insegna di via Garibaldi 97. E insieme a Carovana Gipsy Lab mette uno spazio a disposizione di un’altra specie poco numerosa ma dotata di altrettanta dimestichezza coi selfie: gli studenti universitari di Arezzo. L’offerta formativa di livello accademico della nostra città che, già limitata, negli anni si è pure ridimensionata, non porta un numero di universitari paragonabile a quello di altre realtà vicine come Siena o Firenze. Ma disporre di una piccola comunità di studenti con numero di matricola porta con sé aspetti positivi. Con l’aiuto di Simona e Giacomo vi spiegheremo quali. 

Giacomo, aiutaci a conoscere meglio il locale che hai aperto con i tuoi due soci Marco e Daniele.

L’attività del Quokka è iniziata quattro anni fa. Se ci ripenso adesso, era decisamente più spoglio e aveva un’offerta molto più limitata. Negli anni, ci siamo rimboccati le maniche per far sì che da semplice bar, dove ci si ferma un attimo per prendere un caffè al volo, diventasse qualcosa di più. Adesso abbiamo un’ottima cucina, siamo il secondo locale più recensito ad Arezzo su The Fork, abbiamo una grande selezione di birre artigianali, e in cantiere ci sono la cantina del Quokka e una partnership con un importantissimo birrificio internazionale. Insomma abbiamo fatto il possibile per far sì che il nostro piccolo bar diventasse un locale con un’offerta molto più vasta: sia dal punto di vista della ristorazione che da quello degli eventi.

E a questo punto, nell’idea di far crescere il Quokka anche come locale dove far serata, entra in gioco Carovana Gipsy Lab. Simona, possiamo saperne di più?

Certamente! Il mio piccolo progetto nasce dalla consapevolezza del fatto che una comunità di studenti universitari, ad Arezzo, esiste e merita di avere spazi oltre che cose da fare al di fuori dello studio. Non vedendo dalla nostra città una grande offerta per loro, ho deciso di dedicare un poco del mio tempo libero a cercare di cambiare questa tendenza. Uno dei primi progetti a cui abbiamo lavorato fin da subito è stato costruire una serata su misura per gli studenti: un giovedì universitario. Inizialmente portando la festa nella mensa del campus Pionta; poi, a ottobre dell’anno scorso e grazie alla disponibilità di Giacomo e dei suoi soci, finalmente la serata universitaria approda al Quokka e un giovedì al mese viene interamente dedicato agli studenti.

Giacomo, che impressione hai avuto da queste feste, stando dall’altra parte del bancone?

I giovedì universitari al Quokka hanno portato risultati insperati! Ai ragazzi ha permesso di avere una serata fatta su misura sotto molti punti di vista: dall’orario alla selezione musicale. Per noi gestori del Quokka è stato un passo avanti verso l’identità di “locale” che vogliamo raggiungere, allontanandoci sempre di più da quella di semplice bar. Peccato solo per il fatto che trovandoci in pieno centro abbiamo dei vicini da rispettare e non possiamo mettere musica fino a notte fonda…

E invece Simona, quali sono i piani per il futuro di questa serata?

In realtà il vero piano è quello di riuscire a coinvolgere sempre più attivamente gli universitari di Arezzo. Non solo quelli che studiano qua, ma anche quelli che pur essendo iscritti ad altre università restano residenti nella nostra città e hanno voglia di far crescere questo evento. Io cerco di fare da tramite, da organizzatrice. Le nuove idee e i nuovi spunti sulle cose da fare devono venire dagli studenti, perché questa è la loro serata. Stiamo già pensando di organizzare cineforum, dibattiti, o anche dei semplici e divertenti tornei di beerpong. Il mio è un invito aperto e rivolto a chi di loro avesse voglia di partecipare e mettersi in gioco per migliorare il giovedì universitario: può bastare poco per fare grandi passi!

Giacomo: Da parte nostra troveranno piena disponibilità nei limiti del possibile. Dobbiamo cogliere il lato positivo del fatto che la comunità di universitari ad Arezzo è piccola. In una città più grande o con più studenti, probabilmente nessuno avrebbe la possibilità di dire la sua sulla programmazione di un locale, se non i soli gestori. Qua però è possibile far sì che gli studenti siano i “registi” della propria serata, dicendo la loro su moltissimi degli aspetti che compongono il giovedì. Basta sfruttare il sostegno offerto da Simona.

Simona: Fa piacere vedere che ci sono realtà che cercano di ampliare l’offerta di eventi per i giovani residenti ad Arezzo, soprattutto quando c’è un invito così aperto alla partecipazione. E fa ancora più piacere pensare che fra poco questo progetto incontrerà quello dell’ Arezzo Crowd Festival! Giovedì 30 maggio, dopo l’esibizione della prima compagnia in gara, saremo qua per fare gran festa tutti insieme: studenti universitari e spettatori di teatro!

Giacomo: Ragazzi, ricordatevi che abbiamo un vicinato!

Umberto Maria Bertocci

error