Una Guida utile per scoprire i migliori itinerari del Territorio Aretino.

 

Tutti noi almeno una volta nella vita ci siamo ritrovati insieme a una guida turistica all’interno di un museo o tra le vie di un centro storico alla scoperta di luoghi e opere famosissime.

Scoprire nuove realtà storiche e artistiche è sempre un’emozione!

© Gianni Brunacci

Specialmente quando ci accorgiamo di quegli angoli della nostra città che avevamo sempre visto ma di cui non ci eravamo mai resi conto, della loro bellezza o della loro importanza.

In questi momenti entra in gioco la figura della guida turistica, ossia quella persona che può farti scoprire un mondo che fino a quel momento non avevi mai esplorato davvero.

Ma come lavora una guida turistica? E come crea gli itinerari per i turisti?

È così che, spinto da queste domande, ho deciso di incontrare Rachele Fusai del Centro Guide di Arezzo e Provincia.

Dopo aver preso un caffè insieme non ho esitato a farle la prima domanda.

Ciao Rachele.

Ciao Luca, piacere.

 

Da dove vieni? E di che cosa ti occupi?

Sono originaria di Arezzo e da sedici anni svolgo la professione di guida turistica abilitata per il territorio aretino.

Rachele Laura Fusai (in alto a sinistra) e il team di Centro Guide.

Cosa vi ha spinto a prendere parte al progetto Centro Guide?

Il Centro Guide nasce nel 2007 dalla fusione delle due preesistenti associazioni di guide che decisero di unirsi in occasione della mostra che si chiamava Piero Della Francesca e le Corti Italiane, ossia una delle più grandi mostre tenute presso il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo.

Cosa c’è da scoprire in una città come Arezzo?

Arezzo è uno scrigno d’arte, di storia e di bellezza e molti turisti ci chiedono una visita guidata per ammirare il famoso Ciclo della Vera Croce che si trova nella chiesa di San Francesco.

Ma ovviamente una città come Arezzo vanta delle perle storico-artistiche come il crocifisso di Cimabue, Casa Vasari, Piazza Grande e il Duomo di Arezzo con le meravigliose vetrate di Guillame De Marcillat e le opere robbiane… ma anche la Maddalena di Piero della Francesca.

Inoltre Arezzo attira sempre di più visitatori stranieri grazie alla sua autenticità.

La città infatti non è stata ancora raggiunta dal fenomeno del turismo di massa e questa autenticità è il motivo per cui molti turisti negli ultimi anni stanno scegliendo proprio Arezzo come meta per scoprire le sue bellezze.

 

Di cosa vi occupate ad oggi? E in quali luoghi dell’aretino siete attivi?

Noi siamo attivi soprattutto nel centro storico di Arezzo cercando di dialogare con tutti i musei e le istituzioni culturali per poter elaborare nuovi itinerari tematici.

In questo momento abbiamo progetti sul turismo esperienziale perché siamo interessate non solo alle bellezze storico-artistiche ma anche alle tipicità enogastronomiche e le manualità delle botteghe artigiane.

Stiamo quindi cercando di ampliare l’offerta per delle esperienze in cui il turista viva in prima persona tutte le possibilità che la provincia può regalare.

Inoltre ad oggi il nostro target è vasto: possiamo collaborare con l’adulto che viene dal Giappone perché appassionato di arte, oppure con studenti americani che magari studiano ad Arezzo e vogliono conoscere alcune realtà particolari come la Fortezza Medicea.

 

© Gianni Brunacci

 

Qual è la vostra mission per l’esperienza di chi vuole visitare gli itinerari di Arezzo?

Lavorare ad Arezzo è sempre un’eterna sfida. Sarebbe molto più facile per una guida lavorare in una città più blasonata come Firenze, ma il nostro non è solamente un lavoro di guida turistica ma anche un lavoro di promozione del territorio.

Attraverso le grandi risorse e la varietà delle attività che possono essere svolte nelle quattro valli (Valtiberina, Valdichiana, Valdarno, Casentino) il nostro intento è quello di far conoscere e far toccare con mano i sentieri, i castelli, le antiche lavorazioni come i mulini ad acqua, l’arte pittorica, la scultura e i prodotti tipici enogastronomici e tradizionali al pubblico più giovane.

Il nostro interesse per il futuro è quello di coinvolgere le ragazze e i ragazzi con alcuni progetti, uno di questi si chiama Invito all’arte.

 

Interessante! Puoi dirmi di più su Invito all’arte?

È un progetto a cui siamo molto legate e che è rivolto a tutte le scuole superiori della città; si svolge da più di dieci anni con un’attività dopo la scuola per due volte al mese con delle lezioni, e una volta al mese con percorsi guidati che fanno vedere agli studenti ciò che hanno studiato in classe.

Questo perché spesso i ragazzi studiano storia dell’arte ma non si rendono conto che quello che hanno visto sul libro è veramente il crocifisso di Cimabue situato ad Arezzo. Quando lo vedono dal vivo, si sentono parte di qualcosa di importante e magari, tornando a casa, ne parlano con i genitori. Inoltre i ragazzi che prendono parte al progetto “Invito all’arte” hanno anche dei crediti formativi.

Da dieci anni cerchiamo di portare questo valore aggiunto; non che le scuole non diano questo, ma purtroppo (solo per una questione di ore) non sempre riescono ad approfondire l’arte territoriale.

Noi cerchiamo di creare un ponte tra i libri e la visita in loco; questo perché una volta che i giovani acquistano consapevolezza del proprio territorio cominciano a ragionare in modo diverso.

L’arte diventa un veicolo non solo culturale ma anche comunicativo che riesce a far nascere nelle nuove generazioni una passione che può portarli ad una professione, proprio come è successo a me.

© Gianni Brunacci

 

Allacciandomi a questa tua ultima osservazione, posso chiederti qual è stato il percorso di esperienze che ti ha portato a diventare una guida turistica?

All’arte ci si può arrivare in forma indiretta. Io ad esempio ho frequentato l’università con indirizzo storico-culturale e nel momento in cui ho scelto la facoltà di lingue ho cercato di unire la conoscenza linguistica al patrimonio artistico.

Questo perché credevo che potesse diventare non solo un lavoro ma una passione vera, che in seguito mi avrebbe portato anche a frequentare il master Conoscere l’Etruria con dei professori bravissimi che non hanno fatto altro che alimentare e rinforzare il mio entusiasmo per la conoscenza artistica.

Infine il corso di guida che ho frequentato tra il 2002 e il 2003 mi ha permesso di approfondire le mie conoscenze sul territorio insieme ad altrettanti professori di livello; ma è soprattutto dopo aver vissuto a Londra che ho capito, nonostante la bellezza della metropoli inglese, l’importanza della mia città natale.

 

Quindi è stato questo distacco dalla tua origine che ti ha permesso di vedere Arezzo con gli occhi di una spettatrice?

Sì, esatto.

 

Avete altre attività in cantiere?

Sì! Abbiamo in mente l’idea di promuovere percorsi alternativi nelle periferie perché siamo a conoscenza di molte opere meno note come il mosaico della chiesa di Indicatore o i murales degli street artist che secondo noi stanno diventando sempre più interessanti anche agli occhi di un pubblico più giovane.

 

Come possono contattarvi gli interessati?

Abbiamo il nostro sito web che è www.centroguidearezzo.it, gli interessati posso contattarci per email a info@centroguidearezzo.it oppure compilando un form che si trova sul sito.

Abbiamo inoltre una segreteria in Corso Italia n° 14 presso la Casa Museo Ivan Bruschi di Arezzo aperta tutte le mattine (tranne il lunedì) e i nostri recapiti telefonici sono 0575 403319 e 334 334 0608.

 

Grazie per la tua disponibilità Rachele, a presto!

Luca Nardi.

 

 

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