Intervista a Daniele Marmi e Alessandro Marini

Ad Arezzo in Via de’ Redi 12 c’è il salone di una nave del secolo scorso. O per meglio dire: è così che l’associazione culturale e compagnia teatrale La Filostoccola vede il Teatro Virginian, piccolo scrigno contenuto nel centro della nostra città. Il nome del teatro infatti si ispira al piroscafo omonimo presente nell’opera “Novecento” di Alessandro Baricco. Questo sarà il luogo in cui durante lala terza giornata dell’Arezzo Crowd Festival si sono esibiti gli allievi della scuola di teatro omonima, interna all’associazione culturale.

In occasione di questo bellissimo evento condivido con voi l’incontro avuto con Alessandro Marini e Daniele Marmi, attori e insegnanti all’interno de La Filostoccola. Non mancate: Teatro Virginian, ore 16, Provando Lisistrata.

Cosa ci potete dire della compagnia teatrale La Filostoccola? Come e quando nasce?

La compagnia della Filostoccola nasce ad Arezzo da attori – e soprattutto amici – aretini. Emerge prima con una sede fuori dal centro città, poi dal 2013 lega il suo nome e il suo destino ai locali storici del teatrino del Circolo Artistico, che poi è diventato il Teatro Virginian. Noi costituiamo il nucleo centrale dell’associazione, sia per quanto riguarda la gestione degli spettacoli sia per quella dei corsi di teatro.

Un momento che ricordate con piacere della carriera all’interno della Filostoccola? Cosa ci potete raccontare?

Il primo è sicuramente quando, ancora agli inizi, eravamo tutti insieme ad imbiancare il teatro e ci sembrava davvero un sogno, la cosa più bella del mondo. In tutti questi anni possiamo dire che una cosa che ci ha soddisfatto di più è l’aver creato un pubblico fedele ai nostri spettacoli. Non possiamo non ricordare quando abbiamo riempito il teatro due giorni di fila con Novecento di Baricco con Eugenio Allegri o durante il concerto di Tricarico l’anno scorso. È stato meraviglioso vedere in una realtà così piccola, creata da noi, questi artisti che abbiamo sempre ammirato sui palchi di tutta Italia.

Per quanto riguarda l’ultimo periodo, ci ricordiamo in particolare quando siamo andati a Torino alla Casa del Teatro: c’era un vero e proprio muro di trecentocinquanta persone a vedere lo spettacolo che avevamo prodotto in casa nostra. E tutto è nato proprio lì, in quello spazio così piccolo, nascosto, curato e amato come una propria creatura. Vedere il proprio lavoro avere un valore nazionale e girare per tutta Italia è stata un’emozione unica. Per di più in una città come Torino, che per noi è un luogo veramente speciale, perché lì ci siamo conosciuti e abbiamo lavorato in tanti progetti con il Teatro Stabile della città.

Per chi volesse intraprendere il mestiere dell’attore a livello professionale e non solo amatoriale, che consigli vi sentireste di dare?

Uno in particolare ci sentiamo di darlo; quando eravamo più giovani ci sembrava solamente qualcosa di retorico. È davvero fondamentale perseverare in quello che si vuole trasformare il lavoro della propria vita, perché non è detto che ci sia un unico percorso prestabilito per trovare la propria strada. Il consiglio più maturo, più razionale, è quello di ostinarsi a intraprendere un percorso più “istituzionale”, ovvero frequentare un’ Accademia costituita. In questi casi le rette o sono come quelle di un’università o sono anche del tutto gratuite.

In questo modo, i provini che fai per essere ammesso sono con persone che sono interessate solamente alla tua formazione e non hanno un ritorno economico dalla tua presenza lì. Per come conosciamo noi il mondo del lavoro, questo ormai è il primo criterio di selezione ai provini, quindi è sicuramente un vantaggio lavorativo oltre che formativo. E poi in Italia ci sono veramente delle ottime scuole a Milano, Torino, Genova, Roma…

Cosa ci potete dire dello spettacolo che porterete in occasione dell’Arezzo Crowd Festival?

È un piccolo estratto della vita della nostra associazione culturale che ad Arezzo si connota anche nella formazione e nei corsi. Noi abbiamo tre corsi di adulti, uno di bambini e uno di adolescenti per un totale di una settantina di allievi. Questo spettacolo è la Lisistrata di Aristofane: è un saggio ancora in fieri, nel senso che il saggio verrà ultimato per i primi di luglio. Quello che vogliamo fare è presentare un lavoro nel suo svolgimento e far conoscere ancora di più una realtà che amiamo portare avanti.

Noi amiamo fare formazione: è un’esigenza, quella che sentiamo, di condividere quello che abbiamo imparato durante i nostri anni di carriera. Quando torniamo da una tournée portiamo qui quello che di nuovo abbiamo imparato, così da dare nuova linfa alla formazione dei nostri allievi.

Alessandra Bracciali

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